Gli attivisti spezzini arrestati in Cisgiordania sono arrivati in Italia all’aeroporto di Venezia. Il gruppo, composto da attivisti locali, ha raccontato di essere stato circondato da coloni armati di fucili e coltelli mentre aiutava un contadino a raccogliere le olive. L’arrivo dell’esercito israeliano ha interrotto la situazione, bloccando i manifestanti e portandoli in caserma. La consigliera regionale Lombardi ha espresso indignazione, dicendo: “Noi picchiati in carcere”.
L’arresto dei manifestanti fa parte di una serie di proteste in Europa contro i data center, accusati di legami con Israele e dell’ICE. In diversi Paesi come Berlino, Varsavia, Londra, Parigi, Madrid e in Scandinavia si sono svolti raduni di attivisti che contestano la scarsa trasparenza e i danni ambientali del business dei data center, che vale 5.600 miliardi di dollari di investimenti in Europa.
Le proteste si estendono a diversi settori, con attivisti che denunciano l’impatto negativo degli investimenti tecnologici su ambienti e comunità locali. L’arrivo in Italia dei manifestanti arrestati segna un ulteriore passo nella mobilitazione internazionale, che cerca di mettere in discussione l’impatto sociale e ambientale di grandi aziende tecnologiche.

























