Scontri violenti hanno scosso il centro di Milano domenica, con gruppi di ragazzi vestiti di nero che hanno attaccato poliziotti e negozi in piazza Duomo. Le manifestazioni, organizzate su piattaforme social, hanno visto centinaia di giovani, tra cui minorenni, prendere d’assalto la piazza. I manifestanti hanno lanciato sassi e bombe carta contro la polizia, distruggendo vetrine e saccheggiando negozi. Alcuni agenti hanno subito danni fisici, mentre un’auto dei carabinieri è stata danneggiata e saccheggiata.

Le forze dell’ordine hanno identificato 197 persone e arrestato 28, tra cui 12 minorenni. I scontri si sono verificati nonostante appelli alla calma da parte di leader locali, che hanno invitato a non credere ai messaggi diffusi sui social. I ragazzi, spesso in gruppi piccoli, si muovono in modo rapido e strategico, evitando di farsi vedere.

Questi episodi seguono una serie di proteste simili in città, che hanno messo in discussione l’efficacia dei decreti di sicurezza. Il governo ha convocato una riunione d’urgenza per affrontare la situazione. I manifestanti, che si presentano come “autoconvocati”, si oppongono al caro vita e a politiche economiche considerate insostenibili. La tensione si è intensificata dopo gli scontri del sabato, con nuove azioni di devastazione e resistenza non violenta.

La guerriglia urbana a Milano rappresenta un caso unico in Italia, con un’organizzazione apparentemente coordinata e una strategia di attacco mirata. I ragazzi, spesso senza identità chiara, si muovono in modo anonimo e rapido, creando un clima di incertezza e paura. La situazione ha messo in luce le tensioni sociali e la mancanza di dialogo tra le istituzioni e i giovani.